Skip to content

Stress da caldo nei bovini da carne

Lo stress da caldo nell'allevamento da carne

Cos'è e conseguenze

Lo stress da caldo è il risultato di un disequilibrio tra il calore prodotto e il calore dissipato dagli animali e le conseguenze variano tra un interessamento lieve fino alla morte dei soggetti più vulnerabili. Durante il periodo estivo lo stress termico si manifesta come ipertermia e le conseguenze sono molteplici:
  • aumento delle frequenze respiratoria e cardiaca;
  • aumento della sudorazione con perdita di grandi quantità di elettroliti e conseguente disidratazione;
  • diminuzione dell’ingestione fino al 15-20% e aumento del fabbisogno energetico fino al 20-30% per il mantenimento della temperatura corporea;
  • riduzione dell’incremento ponderale giornaliero (Chester-Jones riportano un 37% di riduzione degli accrescimenti in animali sottoposti a stress da caldo per un lungo periodo);
  • aumento dello stress ossidativo e immunodepressione;
  • aumento, in sede di macellazione, della frequenza della carne DFD (Dark Firm Dry) a causa di scarse riserve di glicogeno muscolare.
Il livello di stress che gli animali subiscono è la combinazione di diversi fattori:
  • ambientale: temperature e umidità relativa, velocità del vento e irradiazione solare;
  • suscettibilità del singolo: razza, sesso, temperamento, genetica e patologie pregresse;
  • gestione: accesso a cibo e acqua, movimentazioni e manipolazioni degli animali stessi.

Dal punto di vista economico lo stress da caldo è causa di perdite dell’ordine di milioni di dollari negli Stati Uniti e la situazione europea è assolutamente sovrapponibile.

Conoscere quindi le condizioni ambientali in cui la mandria si trova in una condizione di massimo benessere ci permette di intervenire adottando strategie per mitigare gli affetti della stagione più calda.

Non è però sufficiente fare riferimento alla sola temperatura ambientale, ma la combinazione di quest’ultima con l’umidità relativa, espressa come THI (temperature humidity index), ci permette di valutare al meglio il grado di stress subìto dagli animali.

Nel bovino da carne la soglia di THI che delimita l’inizio di una condizione di stress è più alta rispetto a quella per le vacche da latte. Queste ultime, a causa della grande quantità di calore metabolico legato alla produzione di latte, cominciano a manifestare gli effetti negativi dello stress da caldo già a valori di THI pari a 68 – 70 e, per le più produttive, la soglia si abbassa ulteriormente anche fino 65.

Nel caso dei bovini da carne la soglia è stata fissata a 75 – 78 ma anche in questo caso la suscettibilità individuale porta alcuni individui a manifestare sintomi di stress già a valori di THI pari a 72.

Possibili interventi

Tutto ciò mette in chiaro l’importanza di intervenire per ottimizzare le condizioni ambientali anche nell’allevamento da carne. Nel tempo si sono quindi sviluppate diverse strategie per migliorare il benessere degli animali durante la stagione estiva e si possono classificare in:
  • gestione dell’accesso a cibo e acqua;
  • ottimizzazione delle movimentazioni e delle manipolazioni degli animali;
  • ombreggiatura;
  • ventilazione forzata;

Porre particolare attenzione alla gestione di cibo e acqua concorre a contrastare il calo di ingestione tipico della stagione più calda. In particolare è necessario garantire libero accesso all’acqua installando un numero sufficiente di punti per l’abbeverata e con una portata adeguata. Per quanto riguarda l’unifeed stimolare l’ingestione utilizzando alimenti di alta qualità, di facile digestione e organizzando gli scarichi (meglio se più di uno durante la giornata) nelle ore più fresche.

Risulta anche fondamentale ridurre le movimentazioni e tutte le operazioni che riguardano la manipolazione degli animali. Nei casi non evitabili scegliere sempre le ore più fresche della giornata in quanto il movimento e l’attività muscolare stessa hanno come conseguenza la produzione di calore.

Dal punto di vista ambientale è doveroso prima di tutto evitare il sovraffollamento per evitare la competizione ma anche ottimizzare la qualità dei ricoveri cercando inoltre di ridurre la presenza di mosche e parassiti.

Per quanto riguarda le strutture invece, la ventilazione naturale deve essere ben valutata al momento della costruzione e in aggiunta l’ombreggiatura risulta fondamentale per evitare che gli animali siano esposti ad eccessiva irradiazione solare. Spesso però ombreggiatura e ventilazione naturale non sono sufficienti per garantire condizioni di benessere. Diventa quindi fondamentale abbinare un sistema di ventilazione forzata con ventilatori orizzontali.

L’installazione di questi impianti a supporto della ventilazione naturale influisce positivamente su diversi aspetti:

  • miglioramento della qualità dell’aria con diminuzione della concentrazione dei gas nocivi;
  • miglioramento della qualità dei ricoveri a causa della minore umidità e con la conseguente riduzione della quantità di materiale impiegato per la lettiera;
  • riduzione della presenza delle mosche;
  • aumento del calore dissipato da parte degli animali;

Tutto ciò permette quindi un importante miglioramento delle condizioni di benessere evitando così il calo di ingestione e ottenendo una drastica riduzione delle patologie e della mortalità.